SUI GIOVANI E SULLE NOSTRE RESPONSABILITÀ

Svegliarsi il mattino, prendere il primo caffè mentre vedi immagini, leggi notizie dei quotidiani locali, reportage di autorevoli contatti che operano sul campo e contemporaneamente realizzare che durante la notte di Halloween, organizzata in Fiera e patrocinata dal Comune, c’erano giovani alle prese con un incredibile affollamento, poi ragazzi (tanti, troppi) ricoverati in coma etilico al Pronto Soccorso cittadino ed uno addirittura in terapia intensiva provenienti probabilmente da altri luoghi e da altre feste. Poi leggi anche della soddisfazione degli organizzatori per l’eccellente esito della serata per quanto riguarda il rispetto delle norme di sicurezza e la gestione dell’overbooking.
Chiunque esprima preoccupazione e sconcerto di fronte a quelle immagini, trova folle urlanti che esaltano la finalmente soddisfatta voglia di divertirsi da parte dei giovani, dimenticando che divertirsi non significa necessariamente anestetizzarsi con alcool e droga: se la voglia di tornare a vivere e divertirsi è il mantra di un evento così programmato, gli esiti non appaiono certamente un inno alla vita.
E’ invece necessario chiedersi se è sempre e tutto consentito, tutto lecito, assecondando il delirio diffuso che consente di fare qualsiasi cosa. Giustificando tutto ed il contrario di tutto, continuiamo a fare del male ai nostri ragazzi che in questa fase non hanno propriamente bisogno di anestesie, bensì di rimettere in campo valori, conoscenze, competenze per programmare il loro futuro di concerto con chi ha il dovere di trasmettere e condividere valori universali e di creare politiche lavorative e welfare di indirizzo centrate sui giovani. Invece si preferisce la soluzione pilatesca: “il popolo ha fame? Facciamolo divertire”. I nostri ragazzi meritano di più e di meglio, hanno bisogno di essere ascoltati e, se necessario, aiutati con tutti gli strumenti di cui una società civile dispone; insieme a loro e alle loro famiglie ricostruiamo un tessuto sociale coeso, un sistema valoriale condiviso, perché nessuno si senta in diritto di sopraffare l’altro per affermare la propria esistenza: nessuno esiste da solo, ma tutti possiamo contribuire in meglio all’esistenza dell’altro.

 

Maria Italia Granata
Referente welfare
Segreteria Unione Comunale PD Ferrara

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