Gentile Massimiliano De Giovanni,

siamo donne di sinistra fiere di essere mogli e madri, fiere di lottare da sempre contro qualsiasi discriminazione che impedisce di “riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” (art. 2 della Costituzione) e per “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (art. 3 della Costituzione).

Anche a Ferrara abbiamo sempre sostenuto e lottato perché i diritti civili trovassero il loro riconoscimento.
Siamo tra quelle persone che hanno ben chiaro che ancora oggi è necessario rendere esigibili, non sono solo i diritti delle persone LGBTQI+, ma quelli di tutte quelle persone che nella propria quotidianità vedono limitate le ambizioni e le possibilità da vari tipi di discriminazione, molte delle quali si esprimono subdolamente nel silenzio e nella sottovalutazione dei più.

Siamo le stesse che, anche per questo, hanno appoggiato e sostenuto le politiche ed azioni concrete dalla Amministrazione Tagliani, e quindi anche dall’Assessora alle Pari Opportunità  Annalisa Felletti.
C’è ancora tanta strada da fare e in noi è ferma la volontà di percorrerla, perché fortemente convinte che vi siano ancora troppi i pregiudizi e stereotipi che ci tengono lontani da una società più giusta ed equa.

Lei ne è altrettanto convinto?
Glielo chiediamo perché, dalle parole che abbiamo letto nel suo comunicato stampa, emergono tanti pregiudizi, i suoi, che la spingono a descrivere una consigliera del PD -prossima assessora alla scuola –  con un’etichetta, una delle tante, con cui si “catalogano” le donne.
Caro De Giovanni, le donne del PD sono da sempre impegnate a garantire la libertà, anche la libertà di ogni donna di descriversi liberamente come meglio crede. E’ forse questa libertà che noi rivendichiamo e promuoviamo a “marcare la distanza politica tra di noi”? O sono proprio le parole “moglie e mamma” che la infastidiscono fuori da un contesto domestico?

Si, c’è una enorme distanza tra chi etichetta le donne a seconda dei contesti, valutando di conseguenza come opportuna o inopportuna l’una o l’altra descrizione di se, e chi come noi crede nella bellezza e unicità dell’essere donne. In qualunque contesto, in qualunque luogo, in qualunque impegno. Noi lasciamo a lei, e a chi la pensa come lei, la valutazione delle persone e del loro impegno amministrativo in base ad un’omologazione fatta di stereotipi e di categorie.  Quell’omologazione che è il contrario di quel coraggio creativo e di quella capacità di scegliere anche la strada più complessa, quando questa è quella giusta, che è prerogativa di chi deve amministrare una città.
Cristina ha scelto, per descriversi, una strada che da sempre è invisa a chi ragiona per categorie e semplificazioni, che è quella dell’autenticità. Siamo certe, perché noi a differenza sua la conosciamo bene, che Cristina Corazzari porterà avanti le numerose sfide che ci aspettano con la stessa autenticità e con lo stesso coraggio creativo.
A Cristina l’in bocca al lupo di tutte noi.

Caterina Palmonari
Coordinatrice Conferenza Provinciale donne PD