Ferrara: una fase nuova nel PD

Con l’elezione di Bersani a segretario nazionale, il PD ha deciso di avviare un nuovo corso.

Il lavoro è iniziato. Dopo le regionali, con la prossima assemblea nazionale e la conferenza programmatica di ottobre, il PD è impegnato a definire la proposta politica programmatica per l’alternativa. A questo obiettivo deve lavorare tutto il partito.

Ciò presuppone che la competizione realizzata nel congresso nazionale cambi di segno evenga sostituita dallo sforzo di offrire un contributo di idee per aggiornare analisi e proposte partendo dal territorio in cui si opera .

I congressi provinciali possono costituire il momento di avvio di questa attività.

In tal senso la candidatura di Calvano a segretario, accompagnata dalla dichiarazione di ritenere superata la sua adesione alla mozione congressuale di appartenenza e dall’impegno ad operare per una gestione che si riconosca nel nuovo corso avviato da Bersani, va apprezzata. …. (CONTINUA)

Affrontare i punti critici

Il congresso provinciale può costituire l’avvio di una discussione utile anche per preparare la mconferenza programmatica di ottobre e pervenire ad una prima sintesi. Occorre partire con coraggio dai punti critici:

L’analisi del voto – Dopo il voto regionale si è parlato di collasso del centro sinistra al nord e della questione settentrionale del PD. In Emilia Romagna il consenso al centro-sinistra è prevalente e la tentazione di ritagliarsi un giudizio positivo, come in passato, è forte. Ma il dieci per cento in meno dei consensi alle regionali costituisce un segnale critico e diffuso sulla mnostra capacità di governo, segnale che non va sottovalutato.

A Ferrara il voto si manifesta più critico. Nell’ultimo decennio, in modo progressivo, il centro sinistra passa dal sessanta per cento dei consensi, ad un risultato che per la prima volta è inferiore al cinquanta per cento, con la perdita di una città simbolo per il territorio come Comacchio.

Sul voto non serve edulcorare l’analisi; la verità è che sta venendo meno, il differenziale positivo fra consenso raccolto nelle competizioni amministrative rispetto a quelle politiche; consenso accumulato negli anni e dovuto ad un governo locale apprezzato dalle comunità.

Il blocco sociale – la crisi e le difficoltà da essa generate, congiuntamente alle debolezze economiche proprie del territorio, stanno accentuando le tensioni e le incertezze presenti nel lavoro autonomo e nelle professioni a partire dai giovani delle nuove partite iva.

Tali incertezze rischiano di saldarsi con le preoccupazioni presenti tra i lavoratori stabili e marginali, poiché anche in Emilia e a Ferrara le differenze di reddito si accentuano, con tante richieste di protezione sociale inevase.

Mentre è sempre più diffusa la cultura dell’individualismo legata all’idea che il sostegno delle opportunità dovute al merito debba prevalere sull’uguaglianza rispetto ai bisogni.

In virtù di questi mutamenti, culturali e strutturali, parti del blocco sociale che storicamente hanno trovato nell’azione di governo locale, prima della sinistra e poi del centro sinistra, un punto di riferimento e di equilibrio, hanno iniziato a scomporsi, “ a scongelarsi” alla ricerca di “nuove soluzioni”.

La classe dirigente – non tutte le nostre amministrazioni in questi anni sono riuscite a dare risposte alle “nuove soluzioni” richieste, e non tutte si sono manifestate adeguate a governare la complessità delle scelte più significative.

E’ successo sulle questioni ambientali e urbanistiche, sul nuovo ospedale di Cona e sulla centrale a turbogas, sui temi della sicurezza, sulle infrastrutture. Ma le istituzioni più importanti, in particolare la Città, proprio perché rappresentano un punto di riferimento, nel momento in cui trasmettono incertezza o difficoltà, a risentirne è la qualità del governo del territorio, così pure quando la scelta degli amministratori viene praticata aldilà del merito, finisce con l’indebolire non solo gli esecutivi ma la stessa immagine della classe dirigente del PD.

La nuova emergenza

Le proposte e la nostra iniziativa, vanno calibrate in funzione dell’evoluzione della situazione del Paese. Nei prossimi mesi il Parlamento, il sistema delle autonomie, le famiglie e le imprese, saranno investiti dalle misure che dovranno essere assunte a tutti i livelli per far fronte al nuovo quadro economico e finanziario. La crisi finanziaria che investe l’Euro, costringe l’Europa ad impostare una nuova crescita economica attraverso un forte aumento della produttività, e ad una forte riduzione del debito pubblico.

A Ferrara, la scommessa difficilissima riguarderà la capacità di tenere insieme politiche di sviluppo e di solidarietà in un quadro di forte riduzione delle risorse pubbliche a disposizione, in un territorio già segnato da dinamiche di sviluppo negative.

Due sono le priorità sulle quali concentrare l’attenzione.

In primis, mettere mano a un disegno di riorganizzazione del sistema pubblico locale capace di produrre un contenimento dei costi di gestione, in una parola maggiore produttività: occorre per esempio avviare concreti processi di aggregazione e di accorpamento delle funzioni e delle strutture dei comuni; ripensare assieme alla Regione il ruolo delle Province circoscrivendone i compiti essenziali; sottoporre a revisione e verifica tutta la strumentazione di cui gli enti locali si sono dotati per le politiche di gestione dei servizi e dello sviluppo; chiudere strutture o società le cui funzioni possono essere esercitate direttamente dagli enti elettivi; verificare il sistema dei servizi pubblici locali, mettendo al primo posto l’economicità delle gestioni e la capacità di generare risorse per investimenti, rivedendo scelte che alla prova dei fatti si sono dimostrate inadeguate per le funzioni previste, o per correggere errori e distorsioni gestionali; occorre riaprire un confronto sulla realtà dei servizi sanitari, sociali, educativi per sottoporre a verifica la corrispondenza fra risposte a cittadini e costi sostenuti complessivamente dalla comunità. La sfida consiste nel delineare, per il sistema pubblico locale, un programma a breve e medio termine, di riorganizzazione della spesa pubblica ovunque sia possibile per produrre economie. Economie che una volta raggiunte, in accordo con la Regione possono essere impiegate nel territorio per programmi di sviluppo e di solidarietà. Un nuovo criterio federalista da scrivere nel rapporto Regione-Territorio, chi riorganizza e risparmia a casa sua, può reinvestire per la propria comunità. Un programma che costituisca la base per un “nuovo patto civico” un programma che consolidi le risposte pubbliche essenziali e rimotivi l’impegno degli operatori pubblici, da definire attraverso una nuova stagione di partecipazione delle comunità locali.

In secundis, aggiornare la nostra visione dello sviluppo cogliendo le nuove opportunità offerte dalla programmazione regionale e nazionale, che individua nel territorio ferrarese il nuovo snodo del sistema infrastrutturale regionale. Nostro compito è quello di creare attorno a questo obiettivo, il necessario impegno politico e istituzionale, le necessarie intese con le forze imprenditoriali e sociali, la partecipazione delle comunità locali, convinti che non si tratta solo di aprire i cantieri il prima possibile per realizzare nuove infrastrutture e creare nuove occasioni di lavoro, cosa di per sé di grande rilevanza, ma di perseguire un obiettivo molto più ambizioso, quello di integrare il territorio ferrarese con le realtà più dinamiche dell’Italia e dell’Europa. Da queste scelte può prendere corpo un insieme di politiche tese a rilanciare la competitività di Ferrara: nella costruzione e gestione dei nuovi sistemi viari, nell’interesse di imprese ad insediarsi nel territorio, in virtù dei nuovi assetti infrastrutturali, del buon livello raggiunto dal binomio produzione-ricerca, dai servizi territoriali offerti, dalla formazione, alle reti, alle relazioni sindacali.

Un accordo per l’emergenza

Crisi finanziaria, e misure di riordino della spesa pubblica. Centralità delle infrastrutture per il rilancio della competitività del territorio. Due obiettivi straordinari per i prossimi anni, affrontando i quali Ferrara può uscire rafforzata, anche nella sua coesione sociale, o viceversa, più divisa e indebolita da nuove contrapposizioni politiche, sociali e territoriali. Due obiettivi che richiedono alle forze politiche la capacità di chiudere la fase attuale dominata dalla polemica senza ascolto, dal prevalere di questioni più legate agli assetti interni che ai destini di questa provincia, per rendersi disponibili a sottoscrivere un “Accordo per l’emergenza” frutto di un confronto tra forze di maggioranza e opposizione e le migliori espressioni civiche per una comune condivisione di obiettivi a breve e medio termine. Questa esigenza è tanto più evidente considerando il fatto che il quadro istituzionale ferrarese non può più contare su una “omogeneità “ politica e programmatica nella conduzione degli enti locali, ma solo sulla prevalenza di una parte rispetto all’altra. Ferrara e il suo territorio stanno entrando in una fase nuova, eccezionale sul piano economico e finanziario, una fase che consiglia l’uso del buon senso e della miglior politica possibile.

PD: no all’autosufficienza

La nostra scelta di fare da soli, facendo leva sull’autosufficienza, ha privato parte degli elettori dell’orizzonte di governo. Molti a sinistra hanno capito che non ci sarebbe più stato spazio per le loro istanze. Tanti hanno abbandonato i loro partiti di riferimento, ritirandosi o posizionandosi altrove. Questo, oggettivamente, ha cambiato il quadro con i quale per anni abbiamo ragionato per costruire le alleanze nei governi locali. Il leghismo e le formazioni civiche, sono i nuovi soggetti che si affacciano nelle aule consiliari. Attecchiscono in particolare dove il centro sinistra, i sindacati, il mondo dell’impresa cooperativa, non riescono più a comporre i conflitti e offrire soluzioni. L’errore più grande che possiamo fare in questa fase è quello di farci guidare dall’autosufficenza. Siamo nel mezzo di una grande crisi, in una fase di passaggio politico istituzionale, noi stessi stiamo ridefinendo le nostre politiche, per cui occorre grande apertura e disponibilità al dialogo. La sfida si gioca nella rivitalizzazione della democrazia nel territorio, sui temi del riordino della spesa e sulle politiche di sviluppo. Dobbiamo ripartire dal territorio, dove si formano interessi e identità, dove si organizzano le relazioni, dove si gestiscono meglio le difficoltà e si costruiscono le reti di solidarietà. E’ sul territorio che possiamo richiamare la responsabilità di tutti (imprese, istituzioni, singoli) ad affrontare i nuovi problemi che verranno generati dai processi di riordino della spesa e delle condizioni per una nuova fase di sviluppo. E’ nel territorio che possiamo avviare un rinnovato processo di partecipazione riscrivendo i contenuti di “un nuovo patto civico”. I movimenti civici che sono emersi nei nostri territori rappresentano domande e bisogni che vengono dalle nostre comunità, prima ce ne rendiamo conto meglio è. Con i gruppi civici, politicamente organizzati a livello locale possiamo e dobbiamo dialogare e cercare sintonie programmatiche, altrettanto con quelle forze, che pur non appartenendo all’area del centro sinistra, sono disponibili ad affrontare le ricadute che l’evoluzione della crisi e delle politiche di sviluppo propongono al sistema locale.

PD: si alla transizione

La questione centrale rimane sicuramente il livello di integrazione tra le culture di appartenenza. La situazione è complessa e richiede che ognuno faccia un passo avanti per accompagnare la transizione verso un integrazione delle radici di provenienza. L’avvio del PD è stato segnato dal modello del partito del segretario. Il segretario come sintesi di un progetto. Il segretario delegato a rappresentare le culture di appartenenza, con uomini e collaboratori al di sopra delle “radici”, considerate un freno. Non ha funzionato. “Le radici” non hanno mai smesso di funzionare, ed il congresso di ottobre ha fotografato questa realtà, consolidando due grandi aree organizzate, quella che fa riferimento alla cultura della sinistra riformista e quella cattolico democratica, con al loro interno presenze che prefigurano l’integrazione futura. A questa prima “faglia” di distinzione se ne è aggiunta una seconda, trasversale rispetto alle componenti di provenienza, il “nuovismo” . Se l’obiettivo deve essere l’integrazione tra culture e tra generazioni, occorre ragionare sulla transizione e sul percorso migliore per arrivarci. Il governo della transizione consiglia l’adozione di un metodo segnato da una direzione collegiale, da responsabilità condivise, votate al compromesso migliore possibile. Nel governo della transizione è centrale la funzione degli organi dirigenti ed il loro funzionamento, il ruolo dei segretari ad ogni livello, chiamati a garantirne la centralità. Gli organismi di rappresentanza e dirigenti, come in ogni  comunità sono fondamentali per dare un senso di appartenenza. Oggi non è così. Si fatica a vedere i luoghi dell’ analisi e della proposta. Il confronto sull’azione di governo non trova gli spazi per esprimersi. Il dibattito pubblico locale, non trova riscontro negli organismi dirigenti. Molto spazio, troppo spazio, alle scadenze che ne regolano la vita interna. Ecco un punto critico sulla direzione del segretario uscente, non aver dato autorevolezza agli organismi dirigenti. Quando nei rapporti politici si privilegia il rapporto con i singoli prevalgono le convenienze personali, quando si esalta l’attività degli organi dirigenti si valorizzano le idee, i contenuti, l’integrazione delle esperienze. Occorre un cambio di metodo. Va riconsegnata la centralità agli organismi dirigenti, ne va garantita la qualità e il funzionamento a tutti i livelli. E’ negli organismi che si fa l’amalgama, l’integrazione delle esperienze e delle culture. Questo significa, governare la transizione nel breve e medio termine, per dimostrare che insieme si  può stare.

PD: una nuova gestione

Alla luce delle considerazioni esposte, immaginiamo un PD organizzato in modo nuovo.

La segreteria, che noi auspichiamo composta da 10 persone deve essere qualificata. In quanto è lo strumento che affianca il segretario nella gestione quotidiana, e per farlo, occorre sia formata personalità forti e rappresentative, già sperimentate ed apprezzate. Non può essere il luogo dell’inesperienza, dove le motivazioni della presenza stanno nel dato anagrafico o nella rappresentanza territoriale. I luoghi dove si impara a far politica sono altri, il territorio, i comuni le associazioni.

Il coordinamento politico, che immaginiamo composto 30 persone, è l’organismo che deve dirigere il PD. Dove si entra per appartenenza ed esperienza, espresse da chi ha le doti per essere la nuova classe dirigente. Uno strumento fondamentale, in grado di funzionare con riunioni frequenti, per scelte rapide, sui fatti politici, sociali e amministrativi del territorio. Un luogo dove le diverse culture di appartenenza possono mescolarsi senza vincolo. Il luogo dove il gruppo dirigente più qualificato trova le ragioni per conoscersi, stimarsi e fare squadra.

L’assemblea, o congresso permanente, dove i dirigenti provinciali e locali trovano modo di partecipare alle scelte più importanti, quelle destinate a definire gli indirizzi nei diversi settori, a misurare le diverse esperienze attorno ad un programma, a sentirsi parte del gruppo dirigente che ha la responsabilità del governo del territorio.

Il coordinamento dei circoli provinciale, per dirigere con metodo la ricaduta della nostra immagine nel territorio, la nostra presenza sui problemi, la nostra capacità di essere visibili.

Il coordinamento degli eletti dei diversi livelli istituzionali, per dare coerenza e continuità nell’attività di governo locale alle proposte e innovazioni più significative del programma.

Una assemblea permanente di coloro che rappresentano gli interessi organizzati dei cittadini che si riconoscono attorno al PD, un grande sensore, che concorre a suggerire analisi e soluzioni. Un’ampia tastiera di strumenti che consentano al PD di tenere monitorato costantemente la realtà, per aggiornare la propria azione, rendendo partecipi tutte le proprie rappresentanze. Queste le valutazioni e le proposte con le quali intendiamo partecipare al dibattito congressuale, per aprire una nuova fase nella direzione politica del PD a Ferrara.

Coordinamento area Bersani

Maggio 2010