28 giugno: “No alla legge-bavaglio” ore 21 p.zza S. Stefano (Bologna)

La legge sulle intercettazioni rappresenta un’ aggressione senza precedenti a due pilastri dello stato di diritto: l’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e la libertà di informazione e di opi­nione.

Le proposte di riforma inserite nel DDL Alfano avranno conse­guenze gravissime sull’organizzazione degli uffici giudiziari e nel contrasto alle diverse forme di criminalità.

Sarà rallentata e ostacolata l’azione della magistratura nel con­trasto alla criminalità mentre gli uffici giudiziari saranno coperti di pratiche burocratiche inutili.

In un’indagine per truffa, ad esempio, non sarà più possibile estrarre il tabulato dell’indagato per dimostrare i contatti avuti con la vittima, perché con la nuova legge il traffico telefonico sarà utilizzabile solo per i reati per i quali è ammissibile l’ intercettazione. Il provvedimento, inoltre, impedirà le intercettazioni per vari reati strettamente connessi alla criminalità organizzata, sarà cioè im­possibile scoprire una mole enorme di reati mafiosi, ai quali si arrivava seguendo reati “spia” (usura, estorsioni, riciclaggio). Inoltre si esclude e si cancella dal nostro ordinamento la nozione di “criminalità organizzata”: una modifica grave che ci riporta indietro di molti anni nella lotta alla mafia.

Se la giustizia non sta bene, l’informazione, da questo provvedi­mento censorio, ne esce peggio.

Il governo, la destra, la Lega Nord mettono a repentaglio il bene dell’Italia intera, sventolando come una bandiera il pericolo sicu­rezza, gridando allo ‘scandalo’ per l’eventualità che le intercettazioni giungano nelle mani della stampa. Ma il governo non si preoccupa dei delitti che non verrebbero mai puniti se questa legge vedesse la luce…(CONTINUA)

Se la riforma fosse stata in vigore un paio di anni fa, la clinica santa Rita di Milano, cui sono stati addebitati numerosi omicidi, oggi continuerebbe ad operare indisturbata.

In quel caso infatti, le intercettazioni andarono avanti per quasi un anno, altro che 75 giorni come prevede la normativa!

Senza le intercettazioni non avremmo mai potuto sentire gli imprenditori De Vito Piscicelli e Gagliardi, ridere la notte del terremoto dell’Aquila pensando ai guadagni che avrebbero fatto con la ricostruzione. Senza intercettazio

ni non avremmo mai saputo di Aldo Micciché che bruciava le schede elettorali degli italiani in Venezuela. E la lista potrebbe continuare a lungo.

Dopo l’approvazione di questa legge casi come quello di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva e molti altri sareb­bero rimasti alla ‘versione ufficiale’, forse, e niente più.

Senza il lavoro dei giornalisti, il cui dovere è quello di “dare le notizie di cui sono a conoscenza”, i cittadini non sarebbero arri­vati a queste e ad altre importanti verità della storia italiana e mondiale. Senza dimenticare i giornalisti che hanno dato la vita nell’adempimento del loro dovere di informare correttamente i cittadini, come Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Quello del giornalista è un lavoro i cui diritti e doveri sono sanciti dalla Costituzione e dalla Legge Italiana.

La battaglia contro il DDL intercettazioni è quindi, prima di tutto, una battaglia di civiltà, una battaglia per la democrazia, per la legalità, per la verità e per il diritto alla sicurezza.

La grande questione democra­tica che questo provvedimento solleva non può essere disgiunta dalla grave situazione eco­nomica e sociale in cui versa il nostro Paese.

La destra vuole dipingere un mondo che non c’è, un’ode al virtuale, un mondo in cui gli unici reati perseguiti e da condannare sono quelli commessi dai più deboli.

Per anni hanno sottovalutato questa crisi minimizzandone la portata e le conseguenze, definendola fin dal principio un “problema di percezione”.

Vogliono gettare un colpo di spugna sulle pesanti ripercussioni della manovra economica, che incideranno la carne viva delle autonomie locali, della cultura, del welfare, del mondo del lavoro e dell’impresa.

Di fronte a tutto ciò occorre reagire e impegnarsi, promuovendo e difendendo ciò che di più caro ha questo Paese, la sua Costituzione, i suoi valori, i suoi principi ancora oggi così attuali, e più volte richiamati dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La Costituzione Italiana deve essere difesa da chi la vorrebbe stravolgere e piegare ai propri interessi.

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