Bersani a Pontelagoscuro: il saluto di Paolo Calvano

Buon pomeriggio a tutti e soprattutto un caloroso benvenuto al nostro Segretario nazionale Pier Luigi Bersani, per la prima volta a Ferrara da quando è Segretario nazionale del nostro partito.

Mi fa davvero piacere vedere riuniti qua a Pontelagoscuro tanti iscritti, simpatizzanti, volontari e tanti cittadini ferraresi, in un’occasione di grande rilievo per il Partito Democratico di Ferrara e per Ferrara stessa.

Nel ringraziare innanzitutto ciascuno di voi e i tanti volontari che in questi mesi hanno messo in piedi le feste democratiche, fino ad arrivare oggi a Pontelagoscuro, mi permetto di ringraziare per essere qua con noi anche la folta rappresentanza delle nostre istituzioni e del nostro partito. A partire dal Presidente della Regione Vasco Errani, che a sorpresa è qua con noi oggi e noi ne siamo ben contenti. Saluto altrettanto volentieri il nostro Segretario regionale Stefano Bonaccini, il nostro Sindaco e la nostra Presidente della Provincia, i tanti sindaci e amministratori presenti, i nostri consiglieri regionali e i nostri assessori e i nostri parlamentari, il partito tutto e colgo l’occasione di questi ringraziamenti per portare a tutti anche il saluto di Dario Franceschini, un saluto rivolto a tutti voi e al nostro Segretario nazionale, anche se lo so, Pier Luigi, che è un formalismo perché tanto tu e Dario vi sentite tutti i giorni e più volte al giorno.

E sai Segretario sono convinto che è proprio questo che la nostra gente vuole: vuole che coloro che si sono confrontati lealmente in un congresso democratico, abbiano la capacità dal giorno dopo di lavorare assieme per un unico e grande obiettivo condiviso, per il Partito Democratico, per l’Italia.

La nostra gente vuole un partito fatto così, forte, unito, in grado di avere un profilo chiaro e condiviso, non spaccato da personalismi, in cui l’interesse generale del Paese venga prima di un qualsiasi interesse personale.

Un partito certamente arricchito da una importante dialettica interna, ma che non deve mai sfociare in lotte intestine per la gestione del potere, in discussioni cristallizzate dalla necessità dei posizionamenti interni, più che dalle opinioni sul futuro del Paese.

E’ una politica che la gente non sopporta più e noi ci dobbiamo far carico di questo disagio,soprattutto in questo momento politico e sociale del nostro Paese. Soprattutto in un momento in cui l’antipolitica la fa da padrona.

Siamo nati per cambiare l’Italia, per ridare dignità alla politica ed è questo che dobbiamo fare.

Se ,tra le tante cose che imparato parlando con i nostri iscritti, con i nostri volontari, con la nostra base, ne devo ricordare una, è proprio quella che nel momento in cui Bersani è Segretario siamo tutti bersaniani, per poi magari diventare immediatamente tutti franceschiniani nel momento in cui Dario arringa sulla legalità alla Camera, nella discussione sulle dimissioni di Caliendo. Perché prima di tutto siamo Democratici.

Ho imparato che il nostro partito è questo, è questo il PD, un PD fatto da quegli iscritti, da quei volontari, da quegli elettori.

Un partito di popolo che non è fatto da un capo che pianifica con il proprio giornale un dossier contro un dissidente.

Quando da ragazzo lessi “1984” di Orwell che ci racconta di un Grande Fratello che controlla ognuno di noi e può riscrivere la storia a suo piacimento, pensavo fosse solo un romanzo, oggi penso che ci sia qualcuno che ispiri a quel libro la propria politica, definendosi magari promotore della libertà.

Se poi apprendo che nella Napoli del Dopoguerra i servizi segreti britannici parlano di un movimento di nome Forza Italia, come un “fanatico movimento di destra appoggiato dai proprietari terrieri e dalla mafia rurale, capeggiato da un latifondista suonato che sostiene di essere la reincarnazione di Garibaldi”. Viene da chiedermi se fossero 007 quelli che hanno scritto questa cosa o preveggenti!!!

E’ proprio per questo che il Partito Democratico deve innanzitutto raccogliere insieme tutte le proprie forze, senza disperdere energie internamente, ma rivolgendole tutte al Paese.

A Ferrara lo abbiamo fatto, nativi del PD e non nativi del PD, l’abbiamo fatto mettendo anche in campo una nuova classe dirigente frutto di un profondo processo di rinnovamento e innovazione, cresciuta nei circoli, nei comuni, nelle rappresentanze studentesche o nell’associazionismo, pensando di poter provare a dare un piccolo contributo alla crescita nazionale del nostro partito.

L’abbiamo voluto fare perché altrimenti i nostri iscritti, i nostri elettori e i cittadini non ci avrebbero capito, non avrebbero mai capito e giustificato che le scelte il PD le faceva, non nell’interesse della comunità, ma nell’interesse di questo o quel gruppo interno.

Lo abbiamo potuto fare anche perché questo è ciò che è successo anche nel nostro partito regionale e Stefano Bonaccini, che ringrazio perché ha voluto essere qua con noi oggi, lo sa bene. Credo sia questa la strada da percorrere perché questo è ciò che un popolo chiede ai propri dirigenti.

E lo dico anche all’opinione pubblica, alla stampa: valutate le nostre scelte sulle politiche e sulle persone in base al merito di quelle politiche e di quelle persone e non alla loro ipotetica appartenenza.

Il nostro Paese, il nostro territorio oggi più che mai ha bisogno di questo Partito Democratico, oggi più che mai emerge la necessità di trasmettere al Paese, all’Italia, alle nostre comunità locali, che così non si può andare avanti.

La destra ha dimostrato e sta dimostrando nelle realtà locali in cui è al governo, anche a Ferrara, che si possono fare disastri laddove non si governa nell’interesse generale, e nella provincia di Ferrara, Cento ne è un esempio dei più illuminanti ed ora la città chiede anche al PD di farsi promotore di un progetto nuovo per quella città, di un progetto che sia in grado di risvegliarne l’orgoglio, di un progetto che meriti la fiducia dei centesi. Il PD vuole essere tra coloro che promuovono questo progetto, con tutti coloro che ne possono condividere valori ed obiettivi di programma.

Fare a Cento quello che siamo riusciti a fare nei comuni da noi amministrati e che nel 2011 andranno al voto: in quei comuni abbiamo in dieci anni arricchito i servizi, avviato processi di modernizzazione, di crescita economica e sociale, il tutto avendo spesso contro governi che alle autonomie locali hanno lasciato ben poco spazio.

Ci proponiamo nuovamente alla guida di quei comuni, per proseguire il lavoro fatto e continuare a permettere a quei comuni di godere di quei servizi che da sempre hanno caratterizzato i nostri progetti di governo locale.

Dobbiamo avere la capacità di trasmettere ai cittadini che abbiamo nel sangue valori alternativi alla destra:

perché non è più accettabile assistere all’ennesima tragedia sul lavoro, con la morte dei due operai in Puglia e a Salerno, e sentire il Ministro dell’Economia dirci che le leggi a tutela della sicurezza sul lavoro sono diventate ormai un lusso non sostenibile, un inutile orpello, per le aziende;

non è più accettabile che Maria Stella Gelmini, che in qualità di Ministro dell’Istruzione dovrebbe insegnare ai nostri figli a stare al mondo, ritenga giusto che anche dopo la sentenza di reintegro dei tre operai di Melfi, questi non debbano comunque tornare al lavoro, ma che Governo è questo? ma che ministro è questo?

Siamo di fronte ad un lento, ma neanche troppo, e progressivo annullamento di quei diritti che le generazioni precedenti alla mia hanno conquistato con le lotte sul campo, quei diritti che, anche di fronte ad una società che muta, sono pietra miliare del vivere civile e solidale e non possono essere annullati.

Un annullamento che sta avvenendo in modo troppo silenzioso, quasi si volesse dare l’impressione ai cittadini che poi alla fine è normale e giusto così, per non dare loro la possibilità di alzare la voce, per questo la voce la dobbiamo alzare noi per loro:

perché noi siamo il partito che deve annaffiare ogni giorno la pianta dei diritti, quelli delle persone e del lavoro, una pianta alla quale questo governo ha tolto l’acqua, per indebolirla, per farla rinsecchire e per poterla poi estirpare,

perché i diritti possono dar fastidio a qualcuno, perché i diritti rendono uguali le persone, e a qualcuno dà fastidio che le persone possano avere tutte le stesse opportunità.

Queste cose è nostro dovere, è dovere di un partito oggi all’opposizione ma pronto a governare, andarle a raccontare alle persone, alle famiglie, ai tanti giovani privi, ogni giorno di più, di una reale prospettiva di vita professionale e familiare.

Non abbiamo rinunciato a farlo neanche quest’estate in spiaggia. A Ferrara, come in tutta la costa emiliano-romagnola, siamo andati ombrellone per ombrellone, a spiegare agli italiani la nostra idea di Italia, quell’idea che la tv dello stato berlusconiano non ci consente di raccontare.

Come dobbiamo avere la forza di raccontare quanto questo Governo che doveva sfruttare l’enorme maggioranza parlamentare per fare il Federalismo, sta mettendo in ginocchio le autonomie locali, ma non mette in ginocchio i sindaci in quanto persone, mette in ginocchio i cittadini, le famiglie, i giovani, i pensionati e questo non è accettabile.

Dobbiamo avere la forza e la capacità di spiegare ai cittadini che se un comune è costretto ad esternalizzare dei servizi, come la preparazione dei pasti in una mensa, le responsabilità vanno ricercate innanzitutto nelle idee e nei decreti di Tremonti.

Dobbiamo avere la capacità di spiegare ai cittadini che se in una piccola frazione lontana chilometri da altri centri abitati chiude la scuola elementare è colpa della Gelmini, non del sindaco che si inventa di tutto per mantenere dei servizi in quel plesso scolastico.

Dobbiamo avere la forza di dire che se a Bondeno non si fanno più i corsi musicali è colpa anche di quel partito, la Lega Romana, che in quel comune governa.

Lo dico anche alle forze sociali, a tutte, senza distinzione di sigla: facciamola insieme questa battaglia, per il Paese, per Ferrara.

Noi, come siamo andati nelle spiagge, andremo davanti alle scuole, fra gli studenti, gli insegnanti e i genitori, in tutta la provincia, perché ogni cittadino possa avere la possibilità di essere informato.

Dobbiamo avere la forza di dire che bastava fare qualche regalo in meno agli evasori fiscali per evitare il “massacro” della scuola pubblica, dobbiamo dirlo che, se chi ha riportato e pulito i soldi dall’estero avesse pagato qualche punto percentuale in più avremmo evitato 20.000 precari della scuola disoccupati,

e se quindi succede, come sta avvenendo a Ferrara, che qualche sindaco o gruppi di genitori decidono di intentare cause contro i Provveditorati perché questi non mettono in campo tutti gli strumenti necessari per tutelare il diritto allo studio degli alunni disabili, il PD è al loro fianco, perché non si può trasformare in una questione economica il diritto ad avere una vita normale.

Anche Ferrara ha subìto il contraccolpo di quella crisi economica che il governo ha sempre negato, e se quella crisi oggi, dagli effetti comunque devastanti, ha portato via qualche impresa in meno a Ferrara, è perché ci sono stati sindaci e amministratori del PD che hanno sopperito all’assenza della politica industriale del governo, che ci hanno messo la loro faccia per difendere i lavoratori e il tessuto produttivo locale.

Il federalismo, c’è chi lo racconta e anche male, c’è chi invece lo fa ogni giorno, tutti i giorni, inventandosi qualcosa di nuovo ogni volta, un modo per sopravvivere e per far sopravvivere la propria gente.

C’è chi come la Lega grida contro Roma ladrona e poi accetta supinamente che “Roma diventi padrona”

Padrona esclusiva del proprio territorio, del futuro della propria gente.

C’è chi invece, come i nostri amministratori, nel lavoro quotidiano prova a rendere meno drammatico ciò che questo Governo sta facendo, c’è chi come noi il federalismo, per unire davvero l’Italia, lo chiede e lo vuole.

Questo è sufficiente per spiegare agli italiani che un’alternativa è necessaria, per presentare loro un nuovo progetto per l’Italia, per far partire una rivoluzione culturale del nostro Paese, che faccia tornare i valori e i principi della Costituzione al centro del nostro modello sociale e culturale, quel modello compromesso da 15 anni di berlusconismo.

Questo è sufficiente per poter dire che, in caso di elezioni, un altro governo così il nostro Paese non può permetterselo.

Non possiamo più permetterci un governo fatto da ministri che sono prima di tutto l’ufficio legale e contabile del primo ministro.

Ma soprattutto non possiamo più permetterci di dare un’immagine dell’Italia come il luogo in cui imperversa l’illegalità di fatto, il primo caso di illegalità protetta per legge.

Siamo andati in piazza, anche nella nostra regione, contro la legge bavaglio perché noi siamo quelli che alla magistratura chiedono sempre di fare chiarezza in fretta, siamo quelli che vogliono che le inchieste possano avere tutti gli strumenti per procedere, anche nel caso in cui ci siano inchieste che ci riguardano.

Però siamo anche quelli che si infervorano se qualcuno vuole tirare per la giacca il Presidente della Regione, strumentalizzando in modo bieco e inaccettabile, il sacrosanto lavoro della magistratura.

Caro Vasco, abbiamo grande fiducia sul tuo operato ed il popolo del PD di Ferrara ti esprime tutta la sua solidarietà: la “buona” politica non può essere messa in discussione da chi è stato ritenuto dagli elettori incapace di produrre una sola idea innovativa per questa regione.

Legalità, trasparenza e sobrietà sono ciò che deve caratterizzare ogni dirigente del nostro partito, ogni nostro amministratore, è questo che i nostri padri fondatori ci hanno insegnato.

Ci hanno insegnato a dimostrare sul campo la nostra ferma moralità:

l’umiltà e la sobrietà dei comportamenti e la passione politica di Berlinguer, il grande sacrificio democratico di Moro, rappresentano il sangue che deve scorrere nelle nostre vene.

Per questo Segretario alla tua richiesta di andare porta per porta, scuola per scuola, a far conoscere agli italiani la nostra idea di Paese, ti dico che qua a Ferrara siamo pronti e sono sicuro che sono pronti a darci una mano non solo tutti i nostri iscritti, ma anche tutti quei volontari e simpatizzanti che vogliono, pretendono un Paese diverso.

Perché onde evitare di disperderci in una nuova grande narrazione, c’è un’emergenza da affrontare, quella di un Paese che non riesce uscire dalla crisi, immobile di fronte al mondo che cambia, di fronte a nuove economie che sopravanzano, incapace di salire sul treno della ripresa economica e sociale.

E se ci saranno le elezioni da affrontare, siamo pronti a fare anche quelle, consci di una legge elettorale “porcata”, che dovremmo fronteggiare con l’obiettivo di vincere per far tornare alla normalità questo Paese, per ridare fiato e speranza ai più giovani, per ridare dignità alle istituzioni, per poter ridare dignità alla politica, per dar vita ad un bipolarismo compiuto, che dia voce ai cittadini nella scelta dei propri rappresentanti nazionali, che rafforzi infine anche il senso della nascita del PD, nato per guidare un grande progetto di cambiamento di questo Paese, nato per parlare alla parte più dinamica del Paese.

Noi Segretario ci siamo, e siamo pronti a questa nuova sfida.

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