La “provocazione” di Marattin al sindaco leghista Fabbri

di Luigi Marattin

E’ tempo di aggiornare i manuali di scienza politica: per identificare il comportamento di chi cerca di districarsi tra due posizioni palesemente inconciliabili, occorre passare da “doppiezza togliattiana” a “doppiezza leghista”. Con la differenza che Togliatti per parlare di politica parlava di letteratura, i leghisti parlano di ampolle del Po e di Miss Padania. Del resto, si sa, i tempi cambiano.

L’atteggiamento del Carroccio è davvero incredibile. A Roma approvano i selvaggi tagli della riforma Gelmini, e qui si fanno paladini delle scuole delle frazioni comunali. A Roma approvano una privatizzazione senza regole della gestione dell’acqua, e qui vengono a parlare di quanto erano belle le aziende municipalizzate. A Roma aboliscono l’unica fonte di entrata per i Comuni (l’ICI), e qui invocano il federalismo. A Roma tagliano le circoscrizioni, e qui invocano il maggior decentramento possibile. A Roma continuano ad approvare ogni anno versioni sempre più stringenti del Patto di Stabilità interno che soffoca letteralmente le autonomie come mai accaduto nella storia della Repubblica, e qui si permettono di erigersi a difensori degli enti locali! E il bello è che fanno tutto questo con la massima serenità e faccia tosta.

Per questo la proposta del sindaco di Bondeno non può essere tenuta in considerazione neanche come provocazione, come egli stesso la definisce. Anche per lanciare provocazioni, infatti, occorre serietà e coerenza politica…(CONTINUA)


Nel merito, per giunta, la cassa integrazione per i dipendenti comunali parrebbe davvero singolare. Quali funzioni comunali il sindaco vorrebbe sospendere o indebolire, lasciando alcuni suoi dipendenti a casa? Come ritiene che debba finanziarsi tale erogazione? Aumentando i contributi sui lavoratori dipendenti o scaricando l’onere sulla fiscalità generale? Nel primo caso si tratterebbe di diminuire lo stipendio netto ai lavoratori per mantenere gente che sta a casa; nel secondo, si aumenterebbero le tasse (o si diminuirebbe la spesa pubblica) per lo stesso fine. Niente male per una forza politica che invoca il valore del lavoro, della produttività, dell’anti-statalismo e di Roma-ladrona.

Il Partito Democratico di Ferrara ha delle idee più serie per risolvere il problema:

  • Il governo abbandoni l’iter parlamentare sull’approvazione della legge-bavaglio sulle intercettazioni e si dedichi immediatamente ad una riforma del patto di stabilità che abbia due pilastri: permettere agli enti locali (compreso Bondeno!) di poter spendere subito per investimenti i soldi che già hanno in cassa, e concepire un nuovo Patto che da un lato premi gli enti virtuosi concedendogli una maggiore autonomia e dall’altro smetta di salvare i Comuni in dissesto come la Lega ha già fatto più volte (Catania, Taranto e Roma ladrona).
  • È insostenibile che ogni due anni gli enti locali debbano adeguarsi passivamente ad una contrattazione collettiva decisa a Roma. Che il governo avvii immediatamente un tavolo per una riforma della contrattazione collettiva nel pubblico impiego in direzione di un maggior decentramento e maggiore autonomia territoriale.
  • Invece di pensare a mettere in cassa integrazione i dipendenti comunali, Fabbri prenda esempio dalle amministrazioni comunale e provinciale di Ferrara che in un solo anno di attività (soprattutto nelle aziende controllate) hanno tagliato enti, ridotto il numero e lo stipendio dei dirigenti, tagliato poltrone di consigli di amministrazione, ridotto l’assenteismo, razionalizzato la struttura dei costi, innalzato la produttività e nel contempo tagliato alcune tariffe (si veda i funerali e alcuni parcheggi).

Il governo della cosa pubblica richiede serietà, coerenza, molti fatti e poche chiacchiere. Le bugie hanno le gambe corte, e i cittadini e gli elettori meritano più rispetto di quello che spesso la classe politica ha dimostrato di rivolgergli.

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