Lo “schiaffo” di Berlusconi alla scuola pubblica

In difesa della scuola pubblica, attaccata dal premier – in una delle sue ormai consuete uscite che hanno il solo scopo di distrarre l’opinione pubblica dai suoi guai giudiziari – il PD ha promosso MARTEDI’ 1° MARZO ALLE 17 E 30 un sit-in sotto Palazzo Chigi (Via del Corso – lato Galleria Colonna) per una scuola pubblica, garanzia della libertà di pensiero.
La posta è troppo grande. La scuola è il motore della libertà di epressione, della formazione e della possibilità di dare a tutti i giovani condizioni di partenza simili. Per questo il Partito democratico ha guidano la sollevazione del Paese contro l’affondo della destra.
Immediata la risposta di Pier Luigi Bersani, a giudizio del quale “la scuola pubblica è nel cuore degli italiani, da Berlusconi arriva uno schiaffo inaccettabile. Con richiami di sapore antico – ha sottolineato il segretario del Partito Democratico – il premier se la prende con comunisti e gay, insultando così l’intelligenza e la coscienza civile del Paese. All’elenco, Berlusconi stavolta ha aggiunto gli insegnanti della scuola pubblica. Uno schiaffo inaccettabile a chi lavora con dedizione in condizioni rese sempre più difficili dal governo. La scuola pubblica – ha concluso Bersani – è nel cuore degli italiani, è il luogo in cui l’Italia costruirà il suo futuro. Noi siamo con la scuola pubblica e non permetteremo che Berlusconi la distrugga”. Proprio per questo il segretario dei democratici chiede a Maria Stella Gelmini di rassegnare le dimissioni: “Se la Gelmini fosse un vero ministro, invece che arrampicarsi sui vetri per difendere Berlusconi, dovrebbe prendere atto degli inaccettabili attacchi che il premier ha rivolto agli insegnanti e alla scuola pubblica e dimettersi”. (Vi invitiamo a diffondere le proposte per la scuola approvate dall’Assemblea Nazionale del PD).

Dire che i professori sono ideologizzati e non insegnano ciò che dovrebbero –come ha fatto pubblicamente il Premier, aggiungendo che “inculcano principi diversi da quelli delle famiglie” – è un’offesa clamorosa allo sforzo degli insegnati. I quali tra l’altro sono spesso costretti a far funzionare la scuola con risorse tagliate ogni anno di più dal governo di destra. Ma significa anche dire alla Lega che potrà cambiare le lezioni di storia per insegnare che la Padania è una nazione. Significa dire ai più abbienti che i loro figli potranno studiare nelle migliori scuole private e che i figli del portiere, dell’artigiano o dell’operaio non avranno la possibilità di essere concorrenti agguerriti. Significa dire ai cittadini che la libertà di pensiero, che si insegna nella scuola, non sarà un fenomeno di massa.
Non solo. Significa dire che le strutture scolastiche gestite privati e dai religiosi soprattutto saranno privilegiate e sostenute. Dopo la salvaguardia delle scuole, degli ospedali e degli alberghi gestiti dai religiosi, con la prossima tassa locale Imu prevista nel decreto di attuazione del federalismo (che invece per artigiani e commercianti si tradurrà in una patrimoniale secca e pesante) e dopo l’assoluto appiattimento sulle posizioni più oltranziste che riguardano i temi etici, è arrivata la vera proposta sulla scuola.

Per Francesca Puglisi, responsabile Scuola della segreteria nazionale del partito, che ha contribuito a lanciare la mobilitazione attorno a questo tema, “a Berlusconi, amico di dittatori e rais, e ballerino di bunga bunga, dà fastidio la scuola pubblica, perché è scandalizzato dalla cosa più pericolosa che la scuola produce: il pensiero”.

La Puglisi ricorda  che “per il massacratore Gheddafi, intimo amico del nostro premier, al quale ha dedicato un mega poster di sette piani in una via centralissima di Tripoli, chi pensa è un nemico pericoloso. Lo è per l’ex agente Kgb Putin che non sopporta critiche di sorta. Dopo essersi impossessato del 90% dei mezzi di informazione, dopo aver delegittimato la magistratura, ora Berlusconi punta a distruggere il luogo dove si formano le coscienze civili, dove le menti imparano a essere libere di ragionare e di criticare”.

A giudizio della Puglisi, l’obiettivo del premier è quello di “dirottare fondi verso istituti elitari, per famiglie ricche, scuole facilmente controllabili perché economicamente ricattabili: l’idea di qualsiasi regime autoritario che anziché prendere il potere con le armi, lo afferra occupando le istituzioni. Ecco perché infanga gli insegnanti e taglia risorse e personale alle scuole dello Stato”.

C’è poi un tormentone, un filo conduttore, sul quale insiste solo Berlusconi: i comunisti e le loro scuole statali. La Costituzione irrisa e considerata un intralcio per le magnifiche sorti del suo Governo.

“Eh sì, ci risiamo –ha commentato Puglisi – se il Presidente del Consiglio leggesse con attenzione la Costituzione, scoprirebbe che l’art. 33 già garantisce la libertà di scelta educativa, senza oneri per lo stato, e che la scuola pubblica non inculca, bensì educa alla libertà e al multiculturalismo. Anzi, la scuola pubblica statale è l’Istituzione democratica fondamentale per garantire la libertà nel nostro Paese. Per questo, Silvio Berlusconi – l’amico di Gheddafi – ha deciso di distruggerla.”

Ma poi il clichè si ripete, viste le reazioni immediate del mondo accademico e politico: per la cronaca Berlusconi ha detto di essere stato frainteso. Ma nelle dichiarazioni di smentita in realtà il premier conferma il suo pensiero.
“Come al solito, anche le parole che ho pronunciato sulla scuola pubblica sono state travisate e rovesciate da una sinistra… -ha affermato Silvio Berlusconi in una nota diffusa da Palazzo Chigi -. Desidero perciò chiarire la mia posizione sulla scuola. Il mio governo ha avviato una profonda e storica riforma della scuola e dell’Università, proprio per restituire valore alla scuola pubblica….Questo non significa – ha sottolineato – non poter ricordare e denunciare l’influenza deleteria che nella scuola pubblica hanno avuto e hanno ancora oggi culture politiche, ideologie e interpretazioni della storia che non rispettano la verità e al tempo stesso espropriano la famiglia dalla funzione naturale di partecipare all’educazione dei figli”.

Una smentita irrisoria che sembra solo una riconferma. Accuse infondate e non supportate da nessuno: nè gruppi di genitori, nè studenti si sono mai riconosciuti in questo pensiero, solo il premier ed i suoi amici, che tra l’altro non usufruiscono di certo del sistema pubblico di istruzione.

Rosy Bindi, Presidente dell’Assemblea nazionale del Pd, ha subito risposto “alla smentita del Premier”. “E’ semplicemente patetico il tentativo di attaccare Bersani per chiarire e correggere il suo giudizio sulla scuola pubblica, peraltro del tutto coerente con i tagli e le misure depressive adottate dal suo governo. Alla scuola pubblica, dai primi gradi fino alle superiori passando poi all’Università, il governo Berlusconi ha presentato il conto più salato in termini di risorse mancate, dignità negata agli insegnati, impoverimento dei percorsi formativi. Lo sanno milioni di famiglie e di studenti che ogni giorno misurano l’abbandono in cui versa uno dei settori strategici per il futuro del Paese e che resiste al collasso solo grazie alla passione e al lavoro quotidiano di tutti i suoi docenti. E chi conclude gli incontri politici inneggiando alle sue indicibili abitudini notturne non è degno di pronunciare la parola famiglia”.
“Liberta d’insegnamento? Ha concluso amaramente Bindi -, Berlusconi conosce solo significato parola arbitrio, come dimostra la sua costante insofferenza per la legge che cerca sempre di aggirare o di piegare a tutelare i suoi interessi”.

E sull’atteggiamento sicuramente poco “istruttivo”del ministro della istruzione, ha insistito la Senatrice PD Mariangela Bastico. “Le parole della Gelmini sono assolutamente ingiustificabili: inaccettabile che difenda Berlusconi invece che la scuola pubblica. Dovrebbe dimettersi subito, se solo avesse il minimo rispetto del proprio ruolo e la minima coscienza di ciò che essere Ministro della Pubblica Istruzione comporta”.

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