Mai più Saman!

Ad iscritti ed elettori PD Unione Comunale di Ferrara

Parlo da albanese immigrata a cui è nota la cultura islamica, vi posso assicurare che l’unica mia pretesa è sempre stata quella di essere trattata al pari di una qualsiasi cittadina italiana. 

Parlare di Saman rischia di diventare l’ennesimo sciacallaggio mediatico di una vicenda triste e rabbiosa: stiamo parlando dell’epilogo di una inconcepibile violenza e di una famiglia immersa nella assurda cultura patriarcale tradizionale. Saman e la sua voglia di vivere rischiano di passare in secondo piano. 

Non si tratta di religione perché l’islam vieta i matrimoni imposti e il femminicidio: si tratta della conseguenza di una deriva senza controllo di una mentalità patriarcale basata sul controllo della vita della donna. Una mentalità su cui si basano le radici del femminicidio, delle violenze e di ogni altra forma di discriminazione.

Che esse avvengano all’interno di una famiglia italiana o pakistana o albanese, poco influisce sulla condanna: di fronte alla legge italiana siamo tutti uguali ed è proprio qui che risiede il cuore dell’integrazione e dell’inclusione delle persone immigrate.  

Al razzismo non si risponde con il buonismo, ma con regole, con la cultura dei diritti ed un sistema efficace di accoglienza ed integrazione. 

Siamo di sinistra? Dobbiamo avere il coraggio di esserlo fino in fondo. 

Abbiamo accolto e gestito ondate di migrazione sulle nostre coste in maniera umana ed esemplare, prendiamoci la responsabilità e continuiamo con il passo successivo che è approvare lo ius soli. 

Il legame tra ius soli, ius culturale ed il femminicidio di Saman? 

Il permesso di soggiorno. 

Il rinnovo dei documenti, come ben sanno tutti gli immigrati, è legato alla prova di un reddito fisso tramite busta paga ed una abitazione di residenza: elementi che spesso sono in mano al padre di famiglia.

Torniamo a Saman. Difficile per una ragazza riuscire a ribellarsi ad un matrimonio combinato, alle violenze domestiche o essere semplicemente indipendente quando la sua permanenza in Italia è vincolata al permesso di soggiorno del padre.

Essere vittima di violenze è orribile e difficile. Essere vittima di violenza e vivere nel timore di essere espulsa dal paese in cui sei cresciuta, è una doppia condanna. 

Si tratta di passare dalla deplorazione, all’azione, dallo scongiurare che si ripeta, a dare gli strumenti giusti perché non si ripeta. Mai più!

 

Ornela Sejdini
Vicesegretaria Unione Comunale PD Ferrara

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