MARCO FABBRI: LE PRIORITA’ DEL TERRITORIO E IL CROCEVIA DEL RECOVERY FUND

Ancora una volta, dopo poche settimane dall’insediamento a seguito delle elezioni del 26 gennaio 2020, la Regione Emilia-Romagna si è trovata costretta ad affrontare una nuova emergenza che ha imposto di rivede le priorità dei programmi e delle progettualità, così come avvenuto nella passata legislatura con il sisma.

La pandemia, non conoscendo confini né frontiere, ha messo profondamente in crisi le economie mondiali, obbligandoci a nuove riflessioni per ripartire secondo visioni e modelli nuovi. Lo abbiamo fatto, mettendoci subito al lavoro non solo sui sostegni e sui ristori alle famiglie e alle imprese, ma anche a partire dal Nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima per l’Emilia-Romagna che ha visto la sigla di 55 firmatari pubblici e privati: enti locali, sindacati, imprese (industria, artigianato, commercio, cooperazione), i quattro atenei regionali (Bologna, Modena e Reggio Emilia, Ferrara, Parma), l’Ufficio scolastico regionale, associazioni ambientaliste (Legambiente, Rete Comuni Rifiuti Zero), Terzo settore e volontariato, professioni, Camere di commercio e banche (Abi). Un progetto volto prioritariamente a generare lavoro di qualità, contrastare le diseguaglianze e accompagnare l’Emilia-Romagna nella transizione ecologica, contribuendo a raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Un Patto che naturalmente tiene conto dei principi generali approvati dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea con il Regolamento 241/2021 che ha istituito il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, ossia quanto fino ad oggi è stato denominato Recovery Fund, in vigore dallo scorso 19.02.2021.

Nelle ultime settimane è ripresa anche la discussione sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), il documento, che traccia gli obiettivi, le riforme e gli investimenti che l’Italia vuole realizzare con i fondi europei del Next Generation EU e sul quale il nuovo Governo Draghi ha mandato al Parlamento, il 15 gennaio scorso, le schede che dovranno essere trasmesse alla Commissione Europea, entro il 30 aprile, per accedere ai fondi di Next Generation EU.

Una proposta di piano su cui con il precedente Governo è mancata una sostanziale interlocuzione con le Regioni che rappresentano il soggetto istituzionale che dovrà rapportarsi con gli enti locali e i vari stakeholders per la “messa a terra” dei progetti e per entrare nel merito delle cose da fare e su come realizzarle sui territori.

L’Italia ha dunque un’opportunità storica (e forse unica), da cogliere che può rafforzare la ripresa economica, accelerare il potenziale di crescita, permettere uno sviluppo più equo e inclusivo

Questo vale anche per la Provincia di Ferrara e per le sue aree più periferiche. Ed è per questo che il tavolo avviato nelle scorse settimane dal vice Presidente della Provincia Nicola Minarelli in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, per arrivare alla declinazione di “un patto per il lavoro e per il clima ferrarese” è importante, anzi fondamentale, per stimolare uno spazio di dibattito su argomenti strategici per lo sviluppo di questo sistema di questo territorio.

Le infrastrutture fisiche e digitali, la transizione green, la sanità, il lavoro, la formazione e il rilancio delle imprese, in particolare della filiera turistica e del settore agroalimentare e della pesca sono tutti temi centrali. Il Recovery plan che verrà dovrà far sentire tutti coinvolti e protagonisti. E la sanità giocoforza dovrà essere il primo banco di prova della fase post pandemica, anche ferrarese, con un nuovo piano sociale e sanitario che preveda investimenti e rafforzamento degli ospedali e della medicina territoriale. Un impegno straordinario che dovrà concentrarsi su temi quali lo sviluppo della telemedicina e dell’assistenza a domicilio così come stanno ben funzionando le Unità Speciali di Continuità Assistenziale (Usca) utilizzate in chiave Covid, ma che potrebbero essere rese strutturali, in quanto efficienti e in grado di evitare ospedalizzazioni non sempre necessarie e appropriate. Una sanità territoriale con personale dedicato e in numero adeguato (pediatri, medici di base, infermieri di comunità…) ,  che si possa realmente integrare con la parte sociale e con l’utilizzo delle migliori tecnologie oggi esistenti .

Questa volta non è un problema di risorse che mancano. No, quelle ci sono eccome. La partita allora si gioca sulla qualità dei progetti e sulla loro effettiva utilità per la crescita del territorio. Questa sfida significa lasciare alle generazioni future di fronte a un bivio: un cambio di passo per risolvere i problemi atavici di questo Paese, e naturalmente di questa Provincia, o un’eredità pesantissima, fatta di indebitamento e mancata crescita. Per questo non bisogna sbagliare, a Roma così come a Ferrara.

Il programma di mandato approvato dalla Assemblea Legislativa pone l’accento sul recupero degli squilibri territoriali, valutando da un lato opportunità di sviluppo e dall’altro una maggiore equità. Le vie individuate a questo fine sono, innanzitutto, il mantenimento dell’attuale popolazione come fattore di salvaguardia del territorio, l’attrazione di nuova popolazione e l’integrazione tra la cittadinanza, favorendo buone pratiche di comunità. Ed è per questo che la transizione ecologica, è si un processo fondamentale per il rilancio e la tutela dell’ambiente, ma che impone di riformare completamente e gradualmente il nostro sistema di vita rendendolo “carbon neutral”, cioè azzerando le emissioni, quindi cambiando il nostro modo di spostarci, cambiando l’industria e come alimentiamo e riscaldiamo le nostre case.

In questo contesto si inserisce nell’ultimo periodo il nostro impegno e la discussione sulle aree interne, ma anche sul petrolchimico di Ferrara.

Ormai il termine “area interna ferrarese” in Emilia-Romagna viaggia di pari passo con quello delle “aree montane” questo perché è stato ben compreso da tutti come le aree in difficoltà non dipendano da una collocazione altimetrica o geografica, ma da una serie di condizioni socio-economiche oggettive. Ecco perché il lavoro che stiamo portando avanti sulle aree interne rappresenta una grande opportunità in questo cambiamento epocale dove nulla sarà come prima e i cambiamenti dovranno essere governati e non subiti. Perché questo accada fondamentali saranno le scelte sull’utilizzo dei finanziamenti del Next generation UE e dei fondi europei 2021/2027. Sarà importante che le aree interne, possano divenire centri attrattori in grado di ripopolare tali porzioni di territorio regionale, risolvendo problemi quali: l’occupazione stabile, la sanità e i servizi, il dissesto idrogeologico il governo delle acque di fronte ai cambiamenti climatici , la gestione del patrimonio boschivo e della fascia pinetale litoranea ecc.

Anche sulla Città non possiamo permetterci in questa fase di perdere ulteriori imprese e posti di lavoro. La paventata chiusura del cracking di Marghera, anche con “soluzioni ponte” per Ferrara non ci convincono, perché avrebbero ripercussioni importanti sul petrolchimico e ricadute pesanti anche, sulla filiera e sull’intera economia ferrarese, oltre che sulle opportunità lavorative.

La possibile chiusura del marzo 2022 dell’impianto non è poi accompagnata da tempi e modi dei nuovi investimenti in chiave “verde” e sostenibile“ e dunque è indispensabile mantenerne la piena funzionalità. Il rilancio della Provincia non può poi non tenere conto della filiera agroalimentare, anch’essa colpita negli ultimi anni da importanti calamità naturali come le gelate straordinarie e i danni da cimice asiatica, così come il turismo e la cultura profondamente colpite dalla pandemia così come delle attività di servizio. Questa ricchezza dovrà essere coniugata con  il “turismo verde” e la rigenerazione socio economica della Provincia deve passare per la valorizzazione di tutto il complesso alla base del turismo lento e sostenibile.

La carne al fuoco è tanta, abbiamo ora un’occasione importante, pur nelle difficoltà legate all’organizzazione in presenza di iniziative; il piano di Ripresa e Resilienza obbliga a ragionare in termini sistemici e mi auguro che anche tutta la nostra Provincia possa cogliere tale opportunità, nell’ambito della interlocuzione istituzionale, ma anche del Partito Democratico.



 

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