Per un Partito Democratico federalista e non correntizio

Per un Partito Democratico federalista e non correntizio

I firmatari di questo Documento, che hanno appartenuto a diverse Aree del PD, sostengono la candidatura di Paolo Calvano a Segretario provinciale del Partito Democratico di Ferrara poiché ne valutano positivamente l’esperienza fin qui realizzata e considerano le linee programmatiche da lui esposte una valida piattaforma per innovare il PD.

In particolare, i firmatari intendono contribuire alla discussione congressuale volendo interpretare le preoccupazioni e le aspirazioni di tanti che hanno creduto nel progetto originario di nascita del Partito Democratico e che oggi ne osservano lo smarrimento.

Siamo appena usciti da un ennesimo risultato elettorale negativo e questo rende evidente la perdurante crisi del PD, la sua perdita di ruolo nei territori e la sua persistente difficoltà a reagire nazionalmente. Anche i risultati regionali non sono tranquillizzanti.

Questi limiti non hanno natura congiunturale. Essi hanno origine da problemi interni più antichi. Primo fra tutti il non essere riusciti a portare a nuova sintesi le diverse culture che hanno dato vita al PD. Secondo, il non essere riusciti ad andare oltre l’aggregazione originaria di Ds e Margherita.

Manca una cultura condivisa, una strategia che parli al Paese. In assenza di questo prevale l’istinto di conservazione e il confronto esclusivamente interno. Da qui la tendenza a dar vita a schieramenti che si rifanno a passate divisioni congressuali e non a una nuova progettualità.

Il PD continua ad essere organizzato per Aree politiche nazionali che vengono replicate a livello locale. All’interno delle Aree, che spesso si organizzano come partito nel partito, sopravvivono famiglie politiche prive di identità programmatiche.

Non si vuole mettere in discussione il pluralismo delle idee e delle opinioni che sono una ricchezza del PD e della democrazia. Si vogliono denunciare l’inutilità e il guasto di una competizione di potere tra gruppi dirigenti sempre uguali a se stessi in entrambi i partiti costituenti.

Questa vecchia competizione rende impossibile la nascita di una cultura politica nuova e non produce l’idea di un PD forte, coeso e credibile agli occhi dei cittadini.

Contro questa deriva è necessario aprire un dibattito concreto e trasparente dentro e fuori il PD. È urgente che si torni a parlare ai cittadini descrivendo la nostra identità e costruendola insieme a loro: chi siamo, cosa vogliamo, perché chiediamo il loro voto.

Per tutti questi motivi i firmatari del documento si impegnano a non costituire aree all’interno del PD e a favorire il superamento delle vecchie appartenenze.

Il presente documento vuole essere solo un primo contributo aperto e non compiuto al dibattito congressuale.

Innanzitutto alcune idee che, una volta definite e condivise, ci aiuterebbero a rendere più semplice scegliere sulle singole questioni che ogni giorno ci troviamo ad affrontare.

La prima: il Partito Democratico vuole essere un partito federalista che nei territori costruisce i suoi programmi di governo e decide le sue rappresentanze nelle istituzioni a tutti i livelli. Questa scelta non arriverà mai dai vertici nazionale e regionale del PD, la dobbiamo realizzare noi a partire dai territori.

Il “radicamento sul territorio” non è una mera questione organizzativa, ma la definizione del profilo del PD, un partito che sta tra la gente, che con i cittadini discute e governa e decide le sorti dei propri territori. Così erano entrambe le culture che hanno dato origine al PD e che in questi anni abbiamo perduto, lasciando spazi sterminati ad altre forze politiche.

La seconda: le Alleanze non sono un fine ma un mezzo per realizzare un progetto. Le alleanze non possono essere discusse a priori, come se da loro dipendesse la nostra identità e non il contrario. Il primo problema non è con chi vogliamo andare, ma chi e cosa vogliamo essere.

Se il PD vuole essere un partito riformista, che sa tenere assieme le diverse anime espressione della cultura socialista, liberale e cattolica e ha l’ambizione di rappresentare la storia migliore del Paese, il percorso fin qui realizzato è importante ma parziale. I gruppi dirigenti locali e nazionali devono aprire il PD alla società civile. Per questo serve una rifondazione del PD. La rifondazione del PD o è dal basso o, semplicemente, non sarà.

La terza: una forza riformista deve sapersi caratterizzare anche stando all’opposizione. Gli avversari vanno riconosciuti e combattuti senza sconti e presentando sempre proposte alternative a quelle che non si condividono. Le possibili convergenze su interventi legislativi non devono offuscare la forte denuncia del conflitto di interessi, del presidenzialismo strisciante e della riduzione degli spazi di libera informazione attuati dal centro destra.

Valori

Alla base della rifondazione del PD va posto il principio assoluto di difesa della Costituzione e della legalità. Questo principio deve caratterizzare le azioni e i comportamenti del partito e dei suoi amministratori.

Il PD può denunciare il dilagare di commistioni tra politica e affari (privati o collettivi) in quanto si fa garante di un comportamento pienamente trasparente e corretto dei propri amministratori, dei propri eletti, dei propri leader.

La separazione quotidiana tra politica e affari, la netta distinzione tra amministrare l’interesse pubblico e assecondare gli interessi di parte è una precondizione del principio di legalità. Anche per questo motivo è bene che restino distinti i ruoli di dirigente politico di partito e di amministratore pubblico.

A Ferrara abbiamo impiegato dieci anni a separare amministrazioni pubbliche e interessi privati: quell’esperienza non deve essere dispersa.

Un programma per il territorio ferrarese.

Recuperare l’unità programmatica dei Comuni e della Provincia di Ferrara è condizione indispensabile per la piena e attiva collocazione del nostro territorio in ambito regionale.

Il Documento programmatico di Paolo Calvano contiene le priorità giuste su cui avviare
un dibattito unitario in vista della prossima Conferenza Programmatica del PD ferrarese. A tale Documento rimandiamo.

Un programma da verificare con la Regione

Queste priorità programmatiche debbono essere discusse con il PD regionale e portate all’attenzione dell’Assemblea e della Giunta dell’ER. La Regione come rete delle autonomie deve avere i suoi luoghi di discussione e di condivisione delle scelte. Per analogia, anche un PD regionale federale deve essere luogo di discussione e rete dei suoi territori. La collocazione regionale del PD ferrarese è funzione di tale discussione.

Chi rappresenta chi

In un partito centralista i dirigenti sono cooptati negli organismi regionali e nazionali. In un partito federalista i dirigenti sono i rappresentanti del territorio e del programma politico approvato dal congresso e delegati a sostenerli negli organismi regionali e nazionali.

Analogamente, in un’amministrazione centralista, gli eletti e gli amministratori a livello regionale e nazionale rispondono agli organismi di cui fanno parte. In un sistema federalista gli eletti e gli amministratori sono impegnati a rappresentare i cittadini che li hanno espressi, i programmi, le priorità assunte. Rispondono della propria attività in primo luogo ai cittadini.

Il PD ferrarese si confronterà con i propri eletti sulla base del programma e delle priorità emerse dal congresso e chiederà loro, se li condividono, di impegnarsi con la propria attività a realizzarli.

Il PD deve essere il luogo prioritario di discussione e di sintesi. Da tale confronto dovranno derivare le scelte dei dirigenti, dei candidati e dei rappresentanti del PD nei diversi organismi di nomina. Tali scelte debbono essere rapportate a criteri di capacità e professionalità personali e non a logiche di appartenenza.

Il PD ferrarese non appartiene a nessuna Area, a nessuna corrente, a nessuna componente interna. Il PD appartiene ai suoi iscritti, ai suoi militanti, ai suoi sostenitori. Tocca a noi e a loro risollevarne le sorti e le speranze.

Anna Baldoni
Mauro Cavallini
Manuela Clayset
Sergio Gnudi
Massimo Maisto
Gaetano Sateriale
Elisabetta Scavo
Marcella Zappaterra

One Comment on “Per un Partito Democratico federalista e non correntizio”

  1. condivido specie il pasaggio “La separazione quotidiana tra politica e affari, la netta distinzione tra amministrare l’interesse pubblico e assecondare gli interessi di parte è una precondizione del principio di legalità. Anche per questo motivo è bene che restino distinti i ruoli di dirigente politico di partito e di amministratore pubblico.” che ionterpreto come “il Controllore non può essere anche il controllato”

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