Tra populismo e buonismo proviamo ad usare la TESTA

20 Agosto 2016
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di Luigi Vitellio (Segretario Provinciale PD)

accoglienza1Il più grande pericolo che viviamo e’ di essere schiacciati da due posizioni completamente diverse ma comunque pericolose per la superficialità con cui si affronta il tema: la prima dell’avanti c’è posto (buonismo) e la seconda del non possiamo affrontare quest’orda migratoria che bussa alle porte e mina la nostra quotidianità.
Siamo di fronte ad un grande tragedia umanitaria quotidiana della quale non possiamo renderci conto solo quando su Facebook viene pubblicata la foto di un povero bimbo che voleva avere solo la possibilità di un futuro ma ha incontrato la morte.
Dobbiamo affrontare questa situazione col massimo del realismo possibile.
Quando i nostri figli leggeranno sui libri di storia questo periodo, dove vogliamo che sia scritto il nostro nome ?
Dobbiamo avere il coraggio e la responsabilità di affrontare il tema con la testa, di fare politica provando a dire le cose come stanno senza cercare facili applausi.
L’accoglienza è un dovere istituzionale di tutti i comuni italiani, ad oggi non è così.
Abbiamo tollerato troppi sindaci, che non solo non rispondono a questo dovere, ma fanno passare il loro rifiuto per una scelta politica.
La nostra tolleranza ha generato finti idoli popolari, che non sono altro che bulletti avvezzi a fare la voce grossa, alle spalle di comuni che assolvono alle mancanze di chi con facilità e faciloneria oppone un rifiuto .
Ma adesso basta, ognuno deve fare la propria parte.
Abbiamo chiesto giustamente e sempre chiederemo il rispetto delle regole da chi viene da altri Paesi, ma le regole valgono per tutti.
La seconda fase, quella del post accoglienza, è quella più delicata.
Abbiamo sempre gestito questa situazione considerando queste persone in transito, in realtà per via delle lungaggini burocratiche o della chiusura dei confini da parte di alcuni paesi europei, lo scenario impone delle scelte di gestione del problema quanto più responsabili e di lunga durata.
Per il bene di tutti è necessario che queste persone escano nel più breve tempo possibile dallo status di ospiti.
È necessario che contribuiscano al miglioramento della comunità che li ha accolti.
Lo può fare solo il Comune? Io credo che questo sia il più grande errore.
Ogni associazione, ogni ente di volontariato, ogni associazione laica e cattolica si deve sentire.
Il silenzio è’ assordante, ma alle parole devono seguire fatti.
Facciamo tutti parti della stessa comunità ? Allora lavoriamo insieme.
Vogliamo continuare ad essere albergatori oppure riusciamo a guidare queste persone in un percorso virtuoso di miglioramento della propria esperienza nel nostro Paese? In un percorso di restituzione alle comunità che si fanno carico di accogliere uomini e donne spinti ad abbandonare la loro terra natia.
Credo che questa sia la sfida.
Una sfida che non si vince trovando ogni giorno un nemico, arrivando addirittura a minacciare le istituzioni, garanzia di democrazia di tutti noi.
Che immagine vogliamo dare  : una Ferrara che ha paura è che si lascia guidare dall’odio o quella ferrara coraggiosa che ha saputo rialzarsi dopo quelle tremende scosse che ci avevano resi tutti più insicuri e indifesi?
Raccontiamo la verità sul terremoto, non deve essere una scusa per evitare responsabilità, ma la dimostrazione che quando la nostra comunità non si arrende alla paura, può vincere ogni sfida


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