Voucher, pensando al futuro e non al passato

di Luigi Vitellio (Segretario Provinciale PD Ferrara)

Il tema voucher divide e definisce due concezioni del fare impresa e del lavoro. Da una parte il “tutto da buttare” della CGIL che ha formulato un quesito referendario per l’eliminazione totale dei voucher, dall’altra le associazioni dei commercianti che affermano la conformità dei voucher a un nuovo mondo del lavoro. Ritengo che in entrambi i casi non si tenga conto della complessità di contesto in cui il fu strumento voucher si inseriva.
Lo utilizzavano i privati per i lavoretti domestici, perché era uno strumento semplice da usare per poche ore a settimana e faceva comodo ai lavoratori domestici occasionali che così, per poche ore, non acquisivano lo stato di occupati (con effetti rilevanti in termini di reddito familiare). Potevano lavorare a voucher i percettori di ammortizzatori sociali, senza avere decurtazioni entro determinati limiti. Questa è la parte “buona” che la minaccia referendaria ha portato via. Dall’altra parte c’è la patologia di quei datori di lavoro senza scrupoli, oltre che concorrenti sleali, che hanno pensato di poter abbassare i costi e aumentare i loro guadagni a danno di lavoratori niente affatto occasionali e di imprese concorrenti che hanno scelto di non abdicare al lavoro regolare servendosi  dello schermo della crisi economica. La semplificazione che demonizza o edulcora la realtà finisce col fornire risposte sbagliate.
La complessità richiede tempi di regolazione adeguati, auspico tuttavia che le soluzioni che il Governo si è già impegnato a predisporre arrivino in tempi brevi e diano risposte chiare, articolate e non demagogiche alla complessità del mercato del lavoro.

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